STORIA DEL CLUB
Parlare di movimento ultrà a Genova è parlare soprattutto di Fossa dei Grifoni: uno tra quei 4 o 5 gruppi che hanno fatto la storia del movimento stesso non solo in Italia ma anche in Europa. La biografia della Fossa ci fornisce una collocazione temporale definita: fondata nel 1973 gli aderenti al gruppo ne decretarono l’autoscioglimento 20 anni dopo esatti, nel 1993; una nascita, quindi, ed una morte.
Chi è dotato di un minimo di sensibilità, riconosce, senza voler scomodare dogmi o religioni, che la morte afferisce soltanto alla fine di cose materiali, mentre lo spirito prosegue la sua corsa nel tempo. Lo spirito della Fossa si incarna e vive nell’Ottavio Barbieri. Dato di fatto ormai acquisito dalla cognizione umana fino dai tempi di Platone, lo spirito preesiste alla materia. Lo spirito della Fossa era già in embrione nell’Ottavio Barbieri che vide i suoi natali 3 anni prima della fondazione della Fossa stessa.
Fuori da questa metafora che può sembrare irriverente, il 17 novembre 1970 nacque il Genoa Club Ottavio Barbieri. Tempi grami per il Grifone, quelli: da alcuni anni relegato nella cadetteria proprio in quella stagione conobbe l’onta della serie C. Chissà, forse per un’ancestrale inclinazione masochista o piuttosto per un viscerale amore per i propri colori che li rende unici, i genoani trovano il gusto di stringersi attorno al simbolo nelle situazioni più disagiate. In quegli anni fu un fiorire di clubs in cui si distinguevano giovani con la voglia di coordinare il tifo fino ad allora spontaneo, che animava la gradinata.
Ben presto l’Ottavio Barbieri divenne la sede del Centro Giovanile, un’emanazione del Coordinamento dei Clubs voluta per incentivare la partecipazione dei giovani alla tifoseria. Tale tentativo fu soppiantato nel ’73 dalla fondazione della Fossa dei Grifoni ad opera di un gruppo di ragazzi, la maggior parte dei quali provenienti dai Caruggi, tra cui spiccava la personalità del compianto Gianni Bardi.
L’impatto del nuovo gruppo sulla Gradinata Nord fu notevole: dal punto di vista visivo, quasi tutti gli aderenti si presentavano con giacche mimetiche e baschi, poi subito dopo le prime t-shirts con teschio e tibie incrociate; dal punto di vista organizzativo invece, la Fossa dava un assetto costante a tutti quei gruppuscoli che si radunavano dietro striscioni dai nomi più disparati e che avevano la velleità di durare lo spazio di una domenica, ma soprattutto coagulava i giovani provenienti dai clubs più attivi come il Genoa Club Leale, Borgoratti, Ottavio Barbieri appunto. Proprio nella zona controllata da quest’ultimo (da cui peraltro provenivano molti militanti) la Fossa stabilì il suo primo quartier generale: alle famose terrazzette in quella terra di confine fra Foce ed Albaro antiche roccaforti rossoblu.
Stabilirsi quindi in pianta stabile nel Club Ottavio Barbieri fu un attimo e da allora la storia del Club e del gruppo coincisero. La Fossa dei Grifoni si fece conoscere in tutta Italia per il modo radicale di seguire il Grifone. I militanti infatti sono sempre stati pronti a tutto per difendere i colori rossoblu.
Gli scontri tra i pochi gruppi esistenti negli anni settanta, facilitati dalla scarsa presenza della polizia, impegnati nella ribollente piazza di allora, causarono un progressivo innalzamento del livello dello scontro, che culminò con l’uccisione di un tifoso laziale colpito da un razzo in un derby capitolino datato ottobre ’79.
La pratica tutta italica di chiudere i recinti quando i buoi sono fuggiti portò il governo ad adottare un provvedimento tanto eclatante quanto inutile. Venne emanato un decreto che vietava l’esposizione di striscioni recanti nomi e simboli violenti. Per alcuni mesi nella nord si vide solo lo striscione "Giovani della Nord".
Passata poco dopo la bufera la dicitura rimase per alcuni anni accanto a quella ufficiale della Fossa quasi fosse l’uno (i giovani) il braccio legale, l’altra ( la Fossa ) quello armato di un’unica identità.
Passarono gli anni ’80 tra alterne vicende sportive, tra il baratro della C ed il fulgore della passerella europea, con il gruppo sempre in prima fila fino a che nel ’93 il gruppo si sciolse per svariati e più volte esposti motivi.
Da una parte i vecchi militanti continuando a frequentare il club garantivano la loro presenza in tutte le trasferte , compatibilmente con le diffide che già avevano iniziato a falcidiare i regolari. Da un’altra parte però nella Nord di Marassi vi fu una sorta di ritirata strategica che causò un vuoto di potere in cui si inserirono progetti velleitari e privi di rilevanza. Passarono un paio di stagioni che furono le più oscure per una gradinata abituata ad essere luminosa.
Fu proprio in questa assenza forse che la mano omicida ed infame di alcune carogne rossonere ne approfittò per stroncare la giovane vita di Claudio. Allora per la prima volta si sentì l’urgenza di radunarsi ancora in forma stabile.
Si unisca a ciò la crescente protesta (tanto per cambiare) verso la gestione Spinelli responsabile dell’ultima retrocessione in B. Fu quindi nella stagione 95-96 dopo un prolungato sciopero del tifo che si fecero di nuovo numerose iniziative sotto il nome di Ottavio Barbieri la cui sede è sempre stato abituale ritrovo dei vecchi della Fossa e di altri giovani volenterosi che non fecero in tempo a dare al gruppo la loro carica d’entusiasmo.
Apparve uno stendardo accanto a quello di Ottavio Barbieri con la dicitura Vecchi Orsi che rappresentava la vecchia mentalità acquisita negli anni della Fossa e che comunque risultava sempre attuale. Nonostante le alterne fortune della squadra ed i pregiudizi del resto del pubblico nei confronti del gruppo sempre portatore di una filosofia del contro e dell’oltre, numerosi ragazzi hanno cominciato a far parte del gruppo stesso.
Ci sia perdonata l’immodestia ma oggi siamo sicuri di rappresentare la più importante se non l’unica realtà del tifo rossoblu. Iniziative come le proteste che hanno rovesciato la dirigenza o la campagna estiva a favore di Torrente sono testimonianza di quanto detto sopra.
Ci sia perdonata anche la rudezza con cui esprimiamo le nostre idee ma ricordiamo che le nostre porte sono sempre aperte ed invitiamo molti altri giovani a scrivere infinite pagine della nostra gloriosa storia.
"Troppo grezzi per essere mods, troppo eleganti per essere punk"